Pace non trovo... - pag 2

Il sonetto intitolato 'Pace non trovo, et non ò da far guerra', costituito da uno schema di rime alternate (ABAB, ABAB, CDE, CDE) con una rima interna 'ghiaccio' (v. 2 ), 'giaccio' (v. 3) secondo la struttura del genere di origine provenzale “de oppositis”, presenta la produzione di effetti contrastanti nell’inconscio del poeta dovuta alla natura atipica dell’amore personificato. Quest’ultimo non è più inteso come un sentimento puro e nobilitante, com’era stato per le precedenti correnti letterarie, ma come qualcosa di mondano e secolare, un attaccamento troppo spregiudicato ai beni terreni che imprime sofferenza e negatività nell’animo dell’autore-protagonista. D’altronde è da considerare che se il tema amoroso è sviluppato nel Canzoniere sulla traccia della lezione stilnovista, ne viene però, abbandonato, anzi, per certi versi, capovolto il presupposto teologico. Laura è amata per la sua bellezza e, anche quando viene definita 'angelo', ciò avviene in termini metaforici, in quanto riferiti ad una passione terrena.
L’amore di Petrarca per Laura, quindi, al contrario di quello di Dante per Beatrice, è considerato un ostacolo all’amore per Dio. Si potrebbe parlare di un conflitto insoluto tra il fascino delle passioni terrene e le aspirazioni ascetiche, alimentato dalla costante meditazione sulla morte e la vanità del mondo. Le conseguenze di sdoppiamento che la passione stessa produce nella psiche sono enumerate, nel sonetto in questione, come un vero catalogo delle contraddizioni interiori. Il poeta è tormentato in quanto non trova pace e non ha armi per combattere. La causa di questa sua condizione dimidiata è Laura che, sebbene soltanto accennata nel componimento per mezzo del pronome 'voi' (v. 14), rappresenta l’allegoria della passione e della peccaminosità. La colpevolezza, per così dire, di Laura sembra quasi accentuata dall’uso anomalo della rima siciliana che oppone 'altrui' (v. 11) a 'voi' (v. 14) a sottolineare il contrasto tra l’amore “giusto” per gli altri e l’ “odio” per se stesso provocato da una donna. Questa donna, volutamente senza nome, per trasferire su un piano di oggettività un sentimento soggettivo, l’ha rinchiuso in una prigione (metafora atta a sottolineare la sua brutalità e la sua capacità di persuadere) e Amore, invece di liberarlo, lo getta ancora di più in una situazione peccaminosa (“mi trae d’impaccio” v. 8). Nello stesso tempo, però, egli ama la donna, sebbene sia stata la ragione della sua deriva psicologica e morale.
Laura è lo stereotipo di un’altra visione della duplicità umana: è bella, ma, nello stesso tempo, è crudele, causa di sofferenza e di scissione interiore, originata dal desiderio inappagato suscitato dalla bellezza sensuale della donna stessa. Con una rilevante analogia con le “rime petrose” dantesche, si potrebbe parlare della presenza di “due Laure”, non solo in questo sonetto, ma nel Canzoniere in generale: una benefica, rasserenante, che si avvicina alla donna stilnovista, ed una “petrosa”, in quanto fonte di angoscia per l’amante. Questa situazione paradossale si rifà al tema della disgregazione dell’io che prende forma, nel sonetto, in una sorta di radiografia del bifrontismo petrarchesco. Esso, infatti, è costruito totalmente sulla figura dell’antitesi, con l’accostamento, cioè, di periodi in opposizione tra loro, per esprimere maggiormente, con efficacia insuperabile, i contrasti psicologici della passione amorosa per cui, pur riconoscendo che l’amore è peccato, la sofferenza non cancella il desiderio.
La lirica, inoltre, come luogo di eterna scissione, può essere considerata un ritratto interiore di Petrarca, uomo della contraddizione, dell’indecisione, dell’inquietudine. L’autore, nello stesso tempo, contrappone due concetti sul piano del significato attraverso antitesi, talora ossimoriche: “piangendo rido” (v. 12), ma li coordina, a livello sintattico, grazie all’uso frequente della paratassi (“Pace … et … guerra”, v. 1; “et volo… et giaccio”, v. 3) e, in alcuni casi, anche a livello fonico, mettendoli in assonanza “pace-guerra” (v .1) e “temo-spero” (v. 2). L’indissolubilità degli stati d’animo contrari è efficacemente espressa dalla presenza di un particolare effetto metrico. Spesso, infatti, le due parti del verso, nettamente contrapposte dalla cesura, sono, in realtà, contemporaneamente unite dalla sinalefe.
Ottimamente il critico Emilio Bigi afferma: “Non coglierebbe il carattere specifico dell’antitesi petrarchesca chi si limitasse a porne in rilievo il movimento di analisi e di opposizione psicologica, così come non giungerebbe ancora al centro della poesia del Canzoniere chi insistesse unicamente su un dissidio o un contrasto. In verità nell’antitesi, […] al movimento di analisi e di opposizione si lega indissolubilmente un secondo e inverso movimento, altrettanto tipicamente petrarchesco, che si potrebbe chiamare di ricomposizione e di armonizzazione, che tende cioè a trasformare gli elementi analizzati e opposti in termini perfettamente bilanciati di dolce ed elastica simmetria, di equilibrio euritmico”.

cinema2.jpg
america1.jpg