San Gennaro non dice mai no


E d’improvviso il mare riapparve, a una distanza enorme sotto di noi, come dal fondo di un pozzo: era di un azzurro compatto e fermo, spietato, terribile, che andò sciogliendosi, e vorrei dire umanizzandosi man mano che l’autobus scendeva, anzi precipitava in basso per atterrare (scusate) nella piazza dedicata a Flavio Gioia.

Amalfi si compone di scale, scalette, rampe che l’ultimo e invincibile pirata africano, il sole, prende ogni giorno d’assalto; Amalfi è di calce, è di un bianco latteo sotto la roccia che le pesa addosso nuda: chi resisterebbe alla tentazione di scrivere su questi muri? Vi lessi lunghi brani, per solito galanti, anzi sconci. Per sottrarmi alle tiranniche bellezze del mare di Amalfi (che non mi daranno più pace) percorrevo in punta di piedi l’atrio bianco e nero del Duomo quando il sacrista si svegliò, mi uncinò e dovetti bisbigliargli: “Questa è la mancia, accompagnatemi se non potete fame a meno, ma per carità non ditemi niente.” Egli si ostinò invece, volle ad ogni costo informarmi che la cripta di Sant’Andrea contiene il corpo e parte del cranio di quell’apostolo; definì esigui e trascurabili i resti che se ne conservano a Roma. Ad Amalfi e non altrove si verifica tre volte all’anno (27 giugno, 30 novembre e 28 gennaio) il miracolo di Sant’Andrea: un’ampolla vuota si riempie di un liquido oleoso e sovrannaturale in cui gli officianti intingono dell’ovatta che poi distribuiscono ai fedeli, e che ha prodigiose virtù terapeutiche. Verso sera ridiscesi al porticciuolo sotto il corso dei Cavalieri. Vi si incontrano pescatori e carpentieri. La pesca rende solo d’estate. L’inverno bisogna trovarsi un’altra occupazione; quanto ai carpentieri, costruiscono barche davanti alle loro capanne di legno sulla spiaggia, lavorano sovrattutto di scalpello a forza di braccia; ma che mare di perla, che mare sorgivo bisbiglia a pochi passi da loro!

Me ne andai a dormire, anzi a guardare Amalfi dalla celletta assegnatami. Sul mare palpitavano le lampade dei pescatori che si servono delle luci per attirare ed abbagliare i polipi; tutte le finestre della città splendevano, Amalfi era fulgida curva e preziosa come un anello.

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