I giorni perduti


Dino Buzzati, I giorni perduti, in Le notti difficili, 1971.

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all'estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazirra scese dall'auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all'uomo e gli chiese: - Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c'era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò e sorrise: - Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
- Che giorni?
- I giorni tuoi.
- I miei giorni?
- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se n'andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C'era una camera d'ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari. Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
- Signore! - gridò Kazirra. - Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell'aria, e all'istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l'ombra della notte scendeva.


Per l'analisi del testo
(da N. Perego, E. Ghislanzoni, Parole in viaggio, 2011, Zanichelli)
Buzzati è un autore atipico nel panorama della letteratura italiana del Novecento, un intellettuale raffinato che ha saputo dare voce all’assurdo dell’esistenza, mostrare il risvolto paradossale e inquietante del vivere. Buzzati ha il coraggio della fantasia, espressa con un calibrato pizzico d’ironia, al fine, sempre sotteso, di obbligare il lettore a pensare, a riflettere sul senso della vita.
Tempo di bilanci
È il caso anche del presente racconto, nel quale i rimpianti toccano così in profondità il protagonista, Ernst Kazirra, da spingerlo a maturare in un attimo l’idea di aver commesso troppi errori. Questi non è un adolescente che può sbagliare, ma che sa di avere tante altre occasioni per correggere errori e ricominciare da capo; è come se fosse al termine della sua esistenza ed è chiamato a renderne conto, a leggere il bilancio del dare e dell’avere. È il tema su cui è centrato il racconto. Il protagonista ha improntato la sua vita alla ricerca del successo, ha cercato con ogni mezzo di affermarsi e a questo obiettivo ha sacrificato ogni altro valore, soprattutto i sentimenti. I tre giorni che vengono descritti, corrispondenti alle tre casse aperte, consentono di capire come abbia vissuto: la fidanzata, il fratello morente, il cane fedele sono affetti da lui trascurati; tutto assorbito dal conseguire beni materiali non si è accorto che quei giorni non dedicati alle persone care sono stati giorni persi.
Il gioco dei simboli
Buzzati affronta questo tema delineando una situazione irreale e fortemente simbolica, nella quale è un uomo misterioso, un implacabile giustiziere, a incaricarsi di rendere consapevole il protagonista dei suoi errori. Questi, però, è così immerso nella logica dell’avere, del possedere che, anche in una circostanza estrema, rilancia e pensa di poter comprare con i soldi quello che per i soldi aveva sacrificato. La scena è tragica, accentuata proprio nel finale dal fatto che il misterioso uomo svanisce come un fantasma, lasciando Kazirra perso nelle ombre della notte. La chiusura così angosciosa è in linea con una storia carica di significati simbolici, rappresentati non solo dal mucchio di casse – i giorni della vita sprecati – ma dalle persone stesse, mostrate come simboli di valori umani a cui il protagonista ha rinunciato, così come l’uomo delle casse può essere visto come la Morte, che in veste di giustiziere a un certo punto si presenta davanti a ciascuno per annunciare che il tempo è ormai scaduto.
Lo stile
Il rapporto tra mistero e realtà, tra elemento fantastico ed elemento verosimile, è reso ulteriormente intrigante dal fatto che Buzzati ricorre a un linguaggio molto concreto, privo di ogni ricercatezza letteraria. Anche i dialoghi, basati sul discorso diretto, contribuiscono a creare un senso di realismo per una vicenda che, invece, si svolge dall’inizio alla fine all’interno di un’atmosfera allucinata.

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