Il viaggiatore dalla voce profonda - pag 2

Quel viaggiatore dall’apparenza cosí rigida e severa aveva una voce profonda e dolce, languida. Non corrispondeva affatto al corpo da dirigente d’azienda che aveva visto avanzare con passo slanciato verso il suo tavolino. Sollevò di nuovo lo sguardo e vide che in quella faccia anonima e impenetrabile era spuntato un sorriso accattivante e gentile.
«Lei scrive poesie»? gli chiese, ancora sorpresa da quell’attacco letterario.
«No, commercio in cavalli».
La risposta era chiara e semplice. Ma qualcosa non la convinceva. Quell’uomo non aveva niente del commerciante di cavalli. Forse le sue idee erano antiquate in fatto di commercio di cavalli. Forse oggi i cavalli si comprano e si vendono via internet, senza sporcarsi con lo sterco delle stalle.
«Un commerciante di cavalli? Che strano... Lei parla come se recitasse una poesia».
«Sono un lettore di poesie infatti».
«Ah...». Jole Pontormo riflettè un momento sulla propria ignoranza in fatto di poesie. Cercò nella memoria una frase poetica, ma non le venne in mente niente. Perfino le poesie imparate a scuola si erano perse nel tempo. Solo qualche brandello sparso: «Ei fu, siccome immobile...». E poi? come continuava? E ancora: «Luna che fai, tu luna in cielo?». Era Leopardi o Pascoli?
«Lei sta cercando di ricordare qualche verso... Lo capisco dalla sua faccia concentrata. Indovino?».
Jole Pontormo lo fissò a bocca aperta. Come aveva fatto a intuire con tanta precisione un pensiero nascosto nella sua mente?
«Ha indovinato» ammise. «Ma non sono molto ferrata...».
«Lei preferirebbe concentrarsi sul menú, lo capisco. Perché le piace mangiare. E io ho interrotto il rituale di una cena solitaria. Mi dispiace. Ma se vuole l’aiuto. Anche a me piace mangiare. E anche bere. Vogliamo cominciare dal vino?».
«Perché no?».
«Vediamo un po’ che ci offre la casa. Cosa si può bere in un treno che corre nella notte mentre fuori piove e tuona?».
«Dipende da quello che si mangia».
«Non sono d’accordo. Per me la scelta del vino viene prima del cibo. Per lei viene dopo?».
«Non lo dico io, lo dicono gli esperti».
«Secondo lei gli esperti chi sono? Dei ricercatori... La parola esperto viene dal latino experiri, sperimentare... Se sperimentano, non possono essere normativi. Lasci alle chiese le norme... Noi qui sperimentiamo un momento speciale. Piú che il piatto da accompagnare, dobbiamo badare al momento da celebrare. Il momento è solenne: l’acqua ci ricopre. È un’acqua cattiva, aggressiva, basta osservare i graffi che fa sui vetri. Cerca di entrare quell’acqua, cerca di sommergerci, cerca di sopraffarci. Ma noi affrontiamo la pioggia e la notte con coraggio. Questo coraggio deve essere accompagnato da un robusto vino rosso che circoli subito nelle vene con allegria impetuosa».
Jole Pontormo era sempre piú stupita da quell’uomo che parlava con tanta grazia e sapienza. Cosa rispondere? Si sentí improvvisamente stupida e incolta. Lei che aveva studiato con passione, che era uscita dall’università con voti eccellenti, aveva abbandonato tutto per sposarsi a vent’anni con un giovanotto bello e ambizioso. Aveva fatto subito tre figli e mentre lui andava avanti col suo lavoro, diventando sempre piú importante e inafferrabile, lei invece si era dedicata alla crescita dei figli. E quando i bambini erano diventati giovanotti e se ne andavano per i fatti loro, lei aveva pensato di riprendere a lavorare, ma si era accorta che era troppo tardi.
«Io prenderò i vol-au-vent e penso che i vol-au-vent vadano accompagnati da un vino bianco frizzante, un Chardonnait per esempio».
«Un piatto poetico: vol-au-vent... Vola al vento. Mi piace pensare che in questo treno che sfreccia nel buio, contro l’acqua accanita, mettiamo in bocca dei cestini di pasta sfoglia che hanno in sé la tendenza a volare al vento».

truman.jpg
vecchio2.jpg