Il viaggiatore dalla voce profonda - pag 4

«La pioggia ha una sua voce. La sente lí fuori che ringhia? Noi siamo coraggiosi a non lasciarci angosciare. Noi, con la calma dei vincitori, scegliamo un buon vino, un buon cibo caldo e ci affidiamo ai sensi educati, senza badare alla tempesta che infuria là fuori».
«E se invece si trattasse di un vento benefico che pulisce l’aria, e la pioggia venisse giú salutare per fertilizzare i campi, e le bestie pascolassero pacifiche sui prati finalmente coperte d’erba?».
«Una mentalità pericolosa la sua, che tende a pacificare e accudire. Tipicamente femminile. Le donne pensano sempre in termini materni, bonari e consolatori. Gli uomini conoscono meglio la realtà, e si preparano alle guerre che dovranno affrontare».
«Vorrebbe fare la guerra al tempo?».
«Perché no? Il tempo ferisce. Io l’ammazzo per risparmiare l’eternità».
«Lei parla come un filosofo piuttosto che come un commerciante di cavalli».
«I cavalli sono abitati da un pensiero profondo e lunare. Sono selvaggi nell’anima, ma capaci di affetti tenaci. Sono scalpitanti e pazienti. Generosi ed egoisti. Oserei dire che sono migliori degli uomini».
«Io non so niente di cavalli».
«Beh, se me lo permette, un giorno le farò visitare la mia scuderia. Sono sicuro che si innamorerà dei cavalli, come lo sono io. C’è qualcosa di stellare e antico in loro, qualcosa che li rende piú vicino a Dio di quanto lo siamo noi».
Jole Pontormo si lasciava cullare da quella voce. Il cameriere arrivò con i vol au vent che fumavano deliziosi sul piatto. Lei immerse la forchetta nel panierino di pastafrolla e si portò alla bocca la crema che profumava di fungo porcino. Le parve di sentire un piccolo venticello delicato che correva fra i denti. Vola al vento! che strano nome per un piatto cosí statico!
L’uomo ora parlava di costellazioni, raccontava la storia di Cassiopea, «una bella giovane che sposò Cefeo, re di Etiopia ed ebbe una figlia chiamata Andromeda. Ma poiché si vantava che la figlia fosse piú bella di tutte le Nereidi, il cupo Nereo si arrabbiò, scatenò le ire del dio del mare, Poseidone, il quale mandò un orrendo serpente a divorare gli abitanti di Etiopia. Il re, disperato, si rivolse a un indovino che decretò: se volete liberare l’Etiopia dal mostro, dovete sacrificare la piccola Andromeda. Il popolo etiope stava per uccidere la bambina Andromeda, quando, volando, arrivò Perseo che la salvò dalla morte. Ma Cassiopea fu punita per la sua arroganza e mandata a girare capovolta, inchiodata alla volta del cielo».
Jole Pontormo lo ascoltava socchiudendo le palpebre. Ma dove aveva sentito quella voce che a momenti le appariva insinuante e provocatoria, a momenti sincera e appassionata?
Poi improvvisamente, mentre mandava giú un sorso di quel vino freddo che sapeva di pesche e di fichi, ebbe un sussulto. Spalancò gli occhi e guardò l’uomo con un misto di terrore e di sbigottimento.

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