Un paio di occhiali - pag 4


(il quartiere senza occhiali)
Prese i soldi nel pugno, senza più curarsi del giornale, e uscì lesta dal cortile. Per un vero miracolo scansò un carro di verdura alto come una torre e tirato da due cavalli, che le stava venendo addosso all'uscita dal portone. Il carrettiere, con la frusta sguainata, sembrava cantasse, e dalla bocca gli uscivano intanto queste parole: "bella... fresca... ", strascicate e piene di dolcezza, come un canto d'amore. Quando il carro fu alle sue spalle, lei, alzando in alto i suoi occhi sporgenti, scorse quel bagliore caldo, azzurro, ch'era il cielo, e sentì, senza però vederla chiaramente, la gran festa che c'era intorno. Carretti, uno dietro l'altro; grossi camion con americani vestiti di giallo che si sporgevano dal finestrino, biciclette che sembrava rotolassero. In alto, i balconi erano tutti ingombri di cassette fiorite, e alle inferriate penzolavano, come gualdrappe di cavallo, come bandiere, coperte imbottite gialle e rosse, straccetti celesti di bambini, lenzuola, cuscini e materasse esposte all'aria, e si snodavano le corde dei canestri che scendevano in fondo al vicolo per ritirare la verdura o il pesce offerto dai venditori ambulanti. Benché il sole non toccasse che i balconi più alti (la strada era come una spaccatura nella massa disordinata delle case), e il resto non fosse che ombra e immondizia, si presentiva, là dietro, l'enorme festa della primavera. E pur così piccola e scialba, legata come un topo al fango del suo cortile, Eugenia cominciava a respirare con una certa fretta, come se quell'aria, quella festa e tutto quell'azzurro ch'erano sospesi sul quartiere dei poveri, fossero anche cosa sua. Mentre entrava dal tabaccaio, la sfiorò il paniere giallo della serva di Amodio, Buonincontri Rosaria. Era grassa, vestita di nero, con le gambe bianche e il viso acceso, pacifico.
— Di' a mammà se oggi può salire un momento sopra, la signora Amodio le deve fare un'ambasciata.
Eugenia la riconobbe dalla voce. — Ora non ci sta. È andata a Via Roma a ritirarmi gli occhiali.
— Io pure me li dovrei mettere, ma il mio fidanzato non vuole.
Eugenia non afferrò il senso di quella proibizione. Rispose solo, ingenuamente: — Costano assai assai, bisogna tenerli riguardati. Entrarono insieme nel buco di don Vincenzo. C'era gente. Eugenia era respinta sempre indietro.
— Fatti avanti... sei proprio cecata, — osservò con un bonario sorriso la serva di Amodio.
— Ma zi' Nunzia ora le fa gli occhiali, — intervenne, strizzando l'occhio, con aria d'intesa scherzosa, don Vincenzo che aveva sentito. Anche lui portava gli occhiali. — Alla tua età, — disse porgendole le caramelle, — ci vedevo come un gatto, infilavo gli aghi di notte, mia nonna mi voleva sempre appresso... Ma ora sono invecchiato.
Eugenia assentì vagamente. — Le mie compagne, nessuna tengono le lenti, — disse. Poi rivolta alla Buonincontri, ma parlando anche per don Vincenzo: — Io sola... Nove diottrie da una parte e dieci dall'altra... sono quasi cecata! — sottolineò dolcemente.
— Vedi quanto sei fortunata... — disse don Vincenzo ridendo; e a Rosaria: — Quanto di sale?
— Povera creatura! — commentò la serva di Amodio mentre Eugenia usciva, tutta contenta. — È l'umidità che l'ha rovinata. In quella casa ci chiove. Ora donna Rosa ha i dolori nelle ossa. Datemi un chilo di sale grosso, e un pacchetto di quello fino...
— Sarete servita.
— Che mattinata, eh, oggi, don Vincenzo? Sembra già l'estate.
Camminando più adagio di quando era venuta, Eugenia cominciò a sfogliare, senza rendersene ben conto, una delle due caramelle, e poi se la infilò in bocca. Sapeva di limone. — Dico a zi' Nunzia che l'ho perduta per la strada, — propose dentro di sé. Era contenta, non le importava se la zia, così buona, si sarebbe arrabbiata. Si sentì prendere una mano, e riconobbe Luigino.
— Sei proprio cecata! — disse ridendo il ragazzo. — E gli occhiali?
— Mammà è andata a prenderli a Via Roma.
— Io non sono andato a scuola, è una bella giornata, perché non ce ne andiamo a camminare un poco?
— Sei pazzo! Oggi debbo stare buona...
Luigino la guardava e rideva, con la sua bocca come un salvadanaio, larga fino alle orecchie, sprezzante.
— Tutta spettinata... Istintivamente, Eugenia si portò una mano ai capelli. — Io non ci vedo buono, e mammà non tiene tempo, — rispose umilmente.
— Come sono questi occhiali? Col filo dorato? — s'informò Luigino.
— Tutto dorato! — rispose Eugenia mentendo, — lucenti lucenti!
— Le vecchie portano gli occhiali, — disse Luigino.
— Anche le signore, le ho viste a Via Roma.
— Quelli sono neri, per i bagni, — insisté Luigino.
— Parli per invidia. Costano ottomila lire...
— Quando li hai avuti, fammeli vedere, — disse Luigino. — Mi voglio accertare se il filo è proprio dorato... sei così bugiarda... — e se ne andò per i fatti suoi, fischiettando.
Rientrando nel portone, Eugenia si domandava ora con ansia se i suoi occhiali avrebbero avuto o no il filo dorato. In caso negativo, che si poteva dire a Luigino per persuaderlo ch'erano una cosa di valore? Però, che bella giornata! Forse mammà stava per tornare con gli occhiali chiusi in un pacchetto... Fra poco li avrebbe avuti sul viso... avrebbe...
Una furia di schiaffi si abbatté sulla sua testa. Una vera rovina. Le sembrava di crollare; inutilmente si difendeva con le mani. Era zi' Nunzia, naturalmente, infuriata per il ritardo, e dietro zi' Nunzia, Pasqualino, come un ossesso, perché non credeva più alla storia delle caramelle.
— Butta il sangue!... Tieni!... Brutta cecata!... E io che ho dato la vita mia per questa ingratitudine... Finire male, devi! Ottomila lire, vive vive! Il sangue mi tolgono dalle vene, questi sforcati... Lasciò cadere le mani solo per scoppiare in un gran pianto. — Vergine Addolorata, Gesù mio, per le piaghe del vostro costato, fatemi morire!...
Anche Eugenia piangeva, dirottamente. — 'A zi', perdonatemi... 'a zi'...
— Uh... uh... uh... — faceva Pasqualino, con la bocca spalancata.
— Povera creatura... — fece donna Mariuccia andando vicino ad Eugenia, che non sapeva dove nascondere la faccia, tutta rigata di rosso e di lacrime davanti al dispiacere della zia; — non l'ha fatto apposta, Nunzia... calmatevi... — E ad Eugenia: — Dove tieni le caramelle?
Eugenia rispose piano, perdutamente, offrendo l'altra nella manina sporca: — Una l'ho mangiata. Tenevo fame.
Prima che la zia si muovesse di nuovo, per buttarsi addosso alla bambina, si sentì la voce della marchesa, dal terzo piano, dove c'era il sole, chiamare piano, placidamente, soavemente: — Nunziata!
Zi' Nunzia levò in alto il viso amareggiato, come quello della Madonna dei Sette Dolori, che stava a capo del letto suo.
— Oggi è il primo venerdì del mese. Offritelo a Dio.
— Marchesa, quanto siete buona! Queste creature mi fanno fare tanti peccati, io mi sto perdendo l'anima, io... — E crollava il viso tra le mani come zampe, mani di faticatore, con la pelle marrone, squamata.

postino.jpg
strada.jpg