Un paio di occhiali - pag 5


— Vostro fratello non ci sta?
— Povera zia, essa ti fa pure gli occhiali, e tu così la ringrazi... — diceva intanto Mariuccia a Eugenia che tremava.
— Sissignora, eccomi qua... — rispose don Peppino, che fino a quel momento era stato mezzo nascosto dietro la porta del basso, agitando un cartone davanti al fornello dove cuocevano i fagioli per il pranzo.
— Potete salire?
— Mia moglie è andata a ritirare gli occhiali di Eugenia... Io sto badando ai fagioli... vorrebbe aspettare, se non vi dispiace...
— Allora, mandatemi su la creatura. Tengo un vestito per Nunziata. Glielo voglio dare...
— Dio ve ne renda merito... obbligatissimo, — rispose don Peppino con un sospiro di consolazione, perché era quella l'unica cosa che poteva calmare sua sorella. Ma, guardando Nunziata, si accorse che essa non si era affatto rallegrata. Continuava a piangere dirottamente, e quel pianto aveva tanto stupito Pasqualino, che il bambino si era chetato per incanto, e ora si leccava il catarro che gli scendeva dal naso, con un piccolo, dolce sorriso.
— Hai sentito? Sali su dalla signora marchesa, ti deve dare un vestito... — disse don Peppino alla figlia.
Eugenia stava guardando qualche cosa nel vuoto, con gli occhi che non ci vedevano: erano fissi fissi, e grandi. Trasalì e si alzò subito, obbediente.
— Dille: "Dio ve ne renda merito", e rimani fuori la porta.
— Sì, papà.
— Mi dovete credere, Mariuccia, — disse zi' Nunzia quando Eugenia si fu allontanata, — io a quella creatura le voglio bene, e dopo mi pento, quanto è vero Dio, di averla strapazzata. Ma mi sento tutto il sangue alla testa, mi dovete credere, quando devo combattere con i ragazzi. La gioventù se n'è andata, lo vedete... — e si toccava le guance infossate. — A volte, mi sento come una pazza...
— D'altra parte, pure loro debbono sfogare, — rispose donna Mariuccia, — sono anime innocenti. Avranno tempo per piangere. Io, quando li vedo, e penso che devono diventare tale e quale a noi... — andò a prendere una scopa e spinse via una foglia di cavolo dalla soglia, — mi domando che cosa fa Dio.

— Ve lo siete tolto nuovo nuovo! — disse Eugenia piantando il naso sul vestito verde steso sul sofà in cucina, mentre la marchesa andava cercando un giornale vecchio per involtarlo. La D'Avanzo pensò che la bambina non ci vedeva davvero, perché se no si sarebbe accorta che il vestito era vecchissimo e pieno di rammendi (era di sua sorella morta), ma si astenne dal far commenti.
Solo dopo un momento, mentre veniva avanti col giornale, domandò: — E gli occhiali te li ha fatti la zia? Sono nuovi?
— Col filo dorato. Costano ottomila lire, — rispose d'un fiato Eugenia, commuovendosi ancora una volta al pensiero del privilegio che le toccava, — perché sono quasi cecata, — aggiunse semplicemente.
— Secondo me, — fece la marchesa, involtando con dolcezza il vestito nel giornale, e poi riaprendo il pacco perché una manica veniva fuori, — tua zia se le poteva risparmiare. Ho visto degli occhiali ottimi, in un negozio all'Ascensione; per sole duemila lire.
Eugenia si fece di fuoco. Capì che la marchesa era dispiaciuta. — Ognuno nel suo rango... tutti ci dobbiamo limitare... — l'aveva sentita dire tante volte, parlando con donna Rosa che le portava i panni lavati, e si fermava a lamentarsi della penuria.
— Forse non erano buoni... io tengo nove diottrie... — ribatté timidamente.
La marchesa inarcò un ciglio, ma Eugenia per fortuna non lo vide. — Erano buoni, ti dico... — si ostinò con la voce leggermente più dura la D'Avanzo. Poi si pentì. — Figlia mia, — disse più dolcemente, — parlo così perché so i guai di casa tua. Con seimila lire di differenza, ci compravate il pane per dieci giorni, ci compravate... A te, che ti serve veder bene? Per quello che tieni intorno!... — Un silenzio. — A leggere, leggevi ?
— Nossignora.
— Qualche volta, invece, ti ho vista col naso sul libro. Anche bugiarda, figlia mia,... non sta bene...
Eugenia non rispose più. Provava una vera disperazione, fissava gli occhi quasi bianchi sul vestito. — È seta? — domandò stupidamente.
La marchesa la guardava, riflettendo. — Non te lo meriti, ma ti voglio fare un regaluccio, — disse a un tratto, e si avviò verso un armadio di legno bianco. In quel momento il campanello del telefono, ch'era nel corridoio, cominciò a squillare, e invece d'aprire l'armadio la D'Avanzo uscì per rispondere all'apparecchio.
Eugenia, oppressa da quelle parole, non aveva neppure sentito la consolante allusione della vecchia, e appena fu sola, si mise a guardare intorno come le consentivano i suoi poveri occhi. Quante cose belle, fini! Come nel negozio di Via Roma! E lì, proprio davanti a lei, un balcone aperto, con tanti vasetti di fiori. Uscì sul balcone. Quant'aria, quanto azzurro! Le case, come coperte da un velo celeste, e giù il vicolo, come un pozzo, con tante formiche che andavano e venivano... come i suoi parenti... Che facevano? Dove andavano? Uscivano e rientravano nei buchi, portando grosse briciole di pane, questo facevano, avevano fatto ieri, avrebbero fatto domani, sempre... sempre. Tanti buchi, tante formiche. E intorno, quasi invisibile nella gran luce, il mondo fatto da Dio, col vento, il sole, e laggiù il mare pulito, grande... Stava lì, col mento inchiodato sui ferri, improvvisamente pensierosa, con un'espressione di dolore che la imbruttiva, di smarrimento.
Suonò la voce della marchesa, placida, pia. Teneva in mano, nella sua liscia mano d'avorio, un librettino foderato in cartone nero, con le lettere dorate. — Sono pensieri di santi, figlia mia. La gioventù, oggi, non legge niente, e per questo il mondo ha cambiato strada. Tieni, te lo regalo. Ma mi devi promettere di leggerne un poco ogni sera, ora che ti sei fatti gli occhiali.
— Sissignora, — disse Eugenia frettolosamente, arrossendo di nuovo perché la marchesa l'aveva trovata sul balcone; e prese il libretto che essa le dava.
La D'Avanzo la guardò compiaciuta. — Iddio ti ha voluto preservare, figlia mia! — disse andando a prendere il pacchetto col vestito e mettendoglielo tra le mani. — Non sei bella, tutt'altro, e sembri già una vecchia. Iddio ti ha voluto prediligere, perché così non avrai occasioni di male. Ti vuole santa, come le tue sorelle!
Senza che queste parole la ferissero veramente, perché da tempo era già come inconsciamente preparata a una vita priva di gioia, Eugenia ne provò lo stesso un turbamento. E le parve, sia pure un attimo, che il sole non brillasse più come prima, e anche il pensiero degli occhiali cessò di rallegrarla. Guardava vagamente, coi suoi occhi quasi spenti, un punto del mare, dove si stendeva come una lucertola, di un colore verde smorto, la terra di Posillipo.

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